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Le cicatrici di alcuni squali bianchi…
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Le cicatrici di alcuni squali bianchi proverebbero che vengono attaccati da calamari giganteschi, secondo gli studiosi

22 Novembre 2020 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Quando sentiamo parlare dello squalo bianco, è naturale pensare a uno dei predatori più temuti dei mari. Sicuramente il Carcharodon carcharias – il suo nome scientifico – è un affascinante e pauroso pesce predatore, ma in alcuni casi può essere lui stesso vittima di attacchi altrui. Proprio come era già stato documentato mettendolo in relazione alle orche, che sarebbero temute da questo animale a dir poco pauroso.

Questa volta a mettere "in pericolo" lo squalo bianco sarebbero altri animali, creature dalle dimensioni importanti con cui gli squali avrebbero intrapreso delle pericolose "colluttazioni". Di chi stiamo parlando? Dei calamari.

È proprio quanto emerso dallo studio di un gruppo di ricercatori marini che, tra il 2008 e il 2019, hanno tenuto sotto osservazione 14 squali (9 esemplari maschi e 5 femmina) nell'isola Guadalupe, al largo delle coste della Baja California.

Nel corso di questi anni gli studiosi hanno rilevato sul corpo dei predatori segni evidenti di "colluttazione" con gli enormi calamari giganti. La scienza ci insegna che le interazioni tra squali e cefalopodi sono fondamentali nell’ecosistema oceanico e che, per le loro proprietà nutritive, i calamari sono uno degli "spuntini" preferiti dagli squali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, è ancora in fase di revisione e quanto emerso dovrà essere confermato da ulteriori approfondimenti. Di sicuro, però, è sicuramente interessante che le ferite osservate sulla testa e intorno alle branchie dei 14 squali, tutti in età adulta e subadulta, corrispondono alle ventose con denti seghettati caratteristiche dei calamari giganti.

Veri "combattimenti fra giganti" del mare, dunque, quelli su cui gli scienziati hanno focalizzato l'attenzione. Le interazioni tra squali bianchi e calamari sarebbero particolarmente importanti poiché testimonierebbero una particolare aggressività dei cefalopodi nel momento in cui vengono attaccati - a grandi profondità - dai temibili predatori. E le cicatrici rinvenute ne sarebbero la prova.

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I calamari, dunque, sarebbero prede tutt'altro che passive. In attesa di ulteriori conferme a questa interessante ricerca, non ci resta che constatare ancora una volta che la natura e il comportamento di alcuni animali sono sempre in grado di stupirci e affascinarci con scoperte che smentiscono quello che davamo per certo.

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