Deforestazione: nel 2019 abbiamo perso l'equivalente di un campo da calcio ogni 6 secondi - Curioctopus.guru
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Deforestazione: nel 2019 abbiamo perso l'equivalente di un campo da calcio ogni 6 secondi

18 Giugno 2020 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Non è una novità, purtroppo, che le risorse verdi del nostro Pianeta versino ormai in uno stato di assoluta sofferenza. La deforestazione è un fenomeno gravissimo e diffusissimo, che interessa il mondo intero, e in particolare zone in cui piante, alberi, animali e biodiversità dovrebbero essere soltanto preservati, senza se e senza ma.

Purtroppo, però, l'evidenza dei fatti ci racconta tutt'altro, come ha fatto notare Global forest watch, la piattaforma che si dedica a monitorare in modo costante e in tempo reale la salute e lo stato delle nostre foreste. I dati che ne emergono - relativi al 2019 - sono a dir poco preoccupanti, segno che l'uomo sta continuando senza sosta ad abusare delle risorse che la Terra gli mette a disposizione, le uniche di cui dispone.

Sulle statistiche diffuse da Global forest watch è intervenuto anche il World Resources Institute (WRI), commentando il problema in maniera drastica e allarmante, non senza ragione. Secondo Frances Seymour, ricercatrice presso l'autorevole Istituto, nel 2019 il tasso di deforestazione mondiale ci ha fatto perdere l'equivalente di un campo da calcio di foresta ogni 6 secondi.

Sì, avete capito bene: ogni 6 secondi una superficie vasta come quella del terreno da gioco si è letteralmente dissolta nel nulla. 11,9 milioni di ettari dove ora l'uomo può portare avanti le sue attività e i suoi guadagni, con allevamenti, industrie, coltivazioni intensive e molto altro, a tutto svantaggio degli equilibri naturali.

Il triste primato (se così possiamo chiamarlo) va, neanche a dirlo, al Brasile, che risulta essere il Paese del mondo dove la deforestazione sta causando i più alti tassi di perdita di vegetazione. Un fenomeno che si concentra in quello che dovrebbe essere il "polmone verde" del Pianeta, e per il quale ormai il condizionale risulta d'obbligo. L'Amazzonia continua, lenta ma inesorabile, a rimpicciolirsi, sotto le mani scellerate e sconsiderate di tutte le persone che, giorno dopo giorno, continuano a credere di poter disporre della natura a loro piacimento, calpestando ambiente e diritti delle popolazioni indigene. Il tutto nel sostanziale silenzio delle istituzioni brasiliane, e del presidente Bolsonaro in primis.

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Il rapporto del WRI, del resto, parla chiaro: in collaborazione con l'Università del Maryland ha studiato i territori monitorati dal Global forest watch con grande precisione, e le immagini non lasciano spazio a dubbi. Stiamo perdendo risorse preziose, inestimabili, e non solo in Amazzonia. Basta pensare, a questo proposito, a ciò che è accaduto in Australia, dove la deforestazione ha contribuito al divampare dei violentissimi incendi che hanno sconvolto la regione; oppure alle vastissime perdite di vegetazione che, purtroppo, sono all'ordine del giorno anche in Africa e in altre zone del Sudamerica.

Mentre la mappa della piattaforma di monitoraggio continua a essere sempre meno verde, forse dovremmo chiederci se non sia giunto il momento di fare qualcosa di concreto per cominciare a fermare tutto questo. Non si tratta di un discorso allarmista o, in qualche modo, "eccessivo". Avere meno risorse a disposizione significa esporci a un'aria più insalubre, nonché alle devastanti conseguenze del cambiamento climatico sulla vita di ognuno di noi. La posta in gioco è troppo alta. Per questo ognuno, nel suo piccolo, può riflettere e agire.

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