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Due ingegnere italiane hanno scoperto un algoritmo che dimezza le radiazioni assorbite da una TAC

11 Dicembre 2019 • di Claudia Melucci
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Due ingegnere italiane, Michela D'Antò e Federica Caracò, hanno trovato un algoritmo che permetterebbe di eseguire esami TAC con la metà delle radiazioni attuali. La TAC è un'indagine fondamentale nella diagnosi e nel monitoraggio di alcune patologie – si pensi alla frequenza con cui i pazienti oncologici devono sottoporsi alla scansione – ma che comporta un prezzo molto alto da pagare: ogni seduta, infatti, presuppone attualmente l'assorbimento da parte del corpo di una consistente quantità di raggi X. Tutto potrebbe cambiare grazie alla scoperta delle due ingegnere campane.

I raggi X sono alla base del funzionamento di strumenti come la TAC (tomografia assiale computerizzata), indispensabili per la diagnosi di alcune patologie gravi ma che risultano dannosi per l'organismo oltre una certa quantità. Se gli esami TAC sono frequenti e ravvicinati nel tempo, come accade per i pazienti oncologici, possono comportare effetti collaterali.

Da qui si evince l'importanza della scoperta fatta da Michela D'Antò della fondazione G. Pascale e da Federica Caracò dell'Università Federico II di Napoli: le due ingegnere, vincitrici del premio Health technology challenge, hanno messo a punto un algoritmo che riuscirebbe a far ottenere immagini di buona qualità, dimezzando però il numero di radiazioni assorbite. 

Grazie al lavoro delle ingegnere, l'esame diagnostico rimarrebbe utile ma decisamente meno invasivo: un grande passo in avanti considerando che in molti casi si tratta di un esame indispensabile.

Tags: ScienzaItaliaScoperte
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