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Secondo una ricerca, chi beve regolarmente il tè potrebbe avere un cervello più in salute

10 Dicembre 2019 • di Claudia Melucci
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In base ad uno studio portato avanti dalla Scuola di Medicina dell'Università di Singapore, chi beve regolarmente il tè mostra una struttura cerebrale meglio organizzata o, in altre parole, funzioni cognitive migliori. Secondo il dottor Feng Lei, professore assistente dell'Università, si tratta della prima evidenza scientifica degli effetti benefici del tè sulla salute del cervello, fermo restando che il tè fa bene anche all'umore, alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e può ridurre il rischio di declino cognitivo nelle persone più anziane. 

immagine: pexels

La nuova indagine, che ha osservato gli effetti di una regolare assunzione di tè sul cervello, è durata dal 2015 al 2018; sono stati coinvolti 36 volontari di 60 anni e più, che hanno riferito dati sul proprio stile di vita, sulla propria salute e sul proprio benessere psicologico. Durante la ricerca sono stati effettuati anche scansioni di risonanza magnetica e test neuropsicologici.

Dall'analisi dei dati raccolti, il team di ricerca ha trovato che gli individui che consumavano regolarmente tè verde, nero o di tipo oolong (anche detto tè blu) almeno 4 volte alla settimana, negli ultimi 25 anni, mostravano regioni cerebrali maggiormente interconnesse.

immagine: pixabay

"Immaginate le regioni cerebrali come destinazioni e le connessioni tra le regioni come strade: è ovvio che quando il sistema delle strade è meglio organizzato, i viaggiatori si spostano in maniera più efficiente e con meno risorse. Ecco, lo stesso accade nel cervello: quando le connessioni tra le regioni cerebrali sono più strutturate, il processo delle informazioni può essere portato avanti più efficacemente", ha detto il dottor Feng Lei. 

Dunque ora sappiano in che modo il tè è benefico per il corpo: migliora l'organizzazione nel cervello, prevenendo le interruzioni di comunicazione tra le diverse aree cerebrali, alla base del declino cognitivo. 

La ricerca è però tutt'altro che terminata: il team di ricerca dell'Università di Singapore sostiene che ci sia da indagare come la memoria abbia a che fare con le connessioni cerebrali, e quali sono i possibili interventi per preservare le funzioni cognitive durante l'invecchiamento.

Nel frattempo, andiamo a scaldare l'acqua per una buona tazza di tè!

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