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Dopo Artico, Amazzonia e Africa, brucia anche l'Indonesia: i roghi servono per produrre olio di palma

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Artico e Siberia, Amazzonia, Africa Subsahariana e ora Indonesia. Gli incendi dell'estate 2019 non hanno davvero risparmiato nessuna zona del mondo.

La notizia, in questo caso, è ancora piuttosto trascurata dai media mondiali, anche se le fiamme stanno già divampando da un pezzo, e stanno distruggendo preziosi ettari di foreste torbiere in alcuni dei paesaggi naturali più splendidi del Sud-est asiatico. Neanche a dirlo, ancora una volta, dietro a questi immensi roghi, c'è la mano dell'uomo. Vediamo perché.

via: Aljazeera

Alla base di quanto sta accadendo in Indonesia, sull'Isola di Sumatra e nel Borneo ci sarebbero gli interessi e gli affari legati alla produzione dell'olio di palma. Questo prodotto, utilizzato in moltissime preparazioni alimentari, è da anni al centro di polemiche in tutto il mondo, non solo per i danni che provoca alla salute umana, ma anche per quelli che l'ambiente spesso subisce per ottenerlo.

Vista la situazione in Indonesia, non è difficile crederlo, dato che, secondo quanto si è appreso, gli incendi hanno avuto origine dalla mano umana, e in particolare dai produttori del redditizio olio i quali, dando alle fiamme le "inutili" foreste, farebbero spazio a nuove piantagioni di palme da olio, per poter contare su profitti sempre maggiori.

Tutto questo avviene sempre senza tenere minimamente in considerazione l'aspetto naturale, nonché gli effetti a breve e lungo termine di atti così sconsiderati. Distruggere foreste e migliaia di alberi significa privarci di preziosi aiutanti nel filtraggio delle sostanze nocive che sono nell'aria. Allo stesso tempo, vuol dire contribuire al surriscaldamento del clima, mettere a rischio di estinzione vegetali e animali e rendere l'aria sempre più irrespirabile.

Insomma: una vera e propria sciagura, contro la quale è necessario soltanto schierarsi in difesa dei meravigliosi e importantissimi spazi verdi che popolano il nostro Pianeta. Tuttavia, ciò non sembra rientrare mai nei piani di chi, senza nessuno scrupolo, decide di poter disporre a suo piacimento delle sorti di ecosistemi e ambienti che già si trovano in difficoltà.

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E a nulla servono gli appelli degli ambientalisti, sempre più frequenti e insistenti, che chiedono ai governi di intensificare controlli e sanzioni contro chi non rispetta la legge e dà fuoco alle foreste per far spazio ai suoi interessi personali.

Nel frattempo, il fumo e l'aria tossica si spostano verso la Malesia e Singapore. Kuala Lumpur e la Città-stato sono ormai coperte da una foschia che rende tutto grigio e avvolto in un'atmosfera che definire inquietante sarebbe riduttivo. I problemi di salute dei cittadini, di conseguenza, tornano prepotentemente a farsi sentire, nonostante le autorità abbiano disposto la chiusura delle scuole e l'obbligo di indossare mascherine protettive.

Lo scempio che l'uomo continua a portare avanti ai danni della natura non ha limiti. Viene da chiedersi se e quando si arriverà a un punto in cui questa tendenza comincerà a invertirsi...

immagine: Pixnio
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