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Il cervello umano continua a produrre…
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Il cervello umano continua a produrre neuroni anche in età adulta: un nuovo studio riaccende il dibattito

28 Marzo 2019 • di Marco Renzi
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La neurogenesi negli adulti, cioè la capacità di produrre cellule neuronali nuove di zecca anche in età avanzata, è al centro di un dibattito che va avanti da varie decadi. Negli adulti, essa infatti non è stata mai del tutto confermata o negata: molti filoni di studio hanno in passato affermato che fosse plausibile, ma i risultati dei test non sono mai stati inconfutabili. Il dibattito è così acceso da creare nel mondo scientifico delle vere e proprie fazioni che tentano con ogni mezzo di screditare le teorie opposte.

Eppure uno studio pubblicato sulla rivista Nature all'inizio del 2019 sembra gettare nuova luce sul'argomento: se venisse confermato saremmo ad un punto di svolta nel trattamento di molte patologie degenerative come l'Alzheimer.

via: nature.com

Uno dei nodi cruciali quando si va a studiare il tessuto cerebrale – oltre ovviamente al reperimento – è la conservazione. Come spiega Llorens-Martin, autrice della ricerca, nel caso di decesso di un donatore, il cervello va inserito nel processo di conservazione entro poche ore e impiegando specifiche sostanze. Se così non fosse, verrebbe infatti eliminata una determinata proteina che identifica le cellule cerebrali di recente creazione, falsando i dati di un'eventuale indagine sulla neurogenesi.

Rendendosi conto che molti cervelli presenti nelle banche dati non erano stati conservati adeguatamente, i ricercatori hanno iniziato a raccoglierne di nuovi dal 2010, e proprio grazie a questi hanno potuto trarre nuove conclusioni. Ad esempio, hanno notato una grande differenza nella presenza di nuovi neuroni nell'ippocampo tra persone con memoria intatta e persone affette da Alzheimer. Le seconde presentavano un numero molto minore di cellule giovani, che diminuivano all'avanzare della malattia. Ciò ha suggerito quindi la possibilità che comprendere ed analizzare la rigenerazione possa aiutare a prevedere l'insorgere della malattia, e magari a ritardarla stimolando proprio la neurogenesi.

Secondo molti studiosi come Rusty Gage, un neuroscienziato presidente del Salk Institute for Biological Studies, lo studio pubblicato su Nature è stato condotto con eccellente accuratezza, e potrebbe mettere a tacere gli scettici o almeno porre le basi per un nuovo approccio.

Sicuramente la ricerca è tutt'altro che arrivata ad una conclusione definitiva, ma secondo la comunità scientifica ci sono alte probabilità che questo studio possa trovare un riscontro sempre più solido, aprendo di fatto a nuove opportunità nel trattamento di patologie come l'Alzheimer o l'epilessia.

Tags: ScienzaCuriosi
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