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Pubblicato l'ultimo report sul clima: abbiamo solo 12 anni per limitare l'aumento delle temperature a 1,5°C

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Difficile, complicatissimo, ma non impossibile: così il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (in breve IPCC), l'istituto formato nel 1988 per monitorare il clima della Terra, definisce l'impresa di contenere il surriscaldamento globale entro gli 1,5°C, invece che nei 2°C come accordato precedentemente dalle organizzazioni mondiali.

Solo abbassando il surriscaldamento di un ulteriore 0,5°C si può evitare una catastrofe naturale: una discrepanza minima, che comporta però grandi differenze in termini di impatto sulla realtà. 

immagine: NASA/GISS

Il gruppo IPCC ha descritto le modalità per riuscire a raggiungere l'obiettivo di rimanere entro gli 1,5°C nel rapporto speciale “Global Warming of 1,5°C”. Oltre ad abbassare il limite di riscaldamento, il documento ribadisce un altro punto chiave di estrema importanza: l'urgenza dell'azione. 

Attuare il piano di contenimento non è impossibile, ma ancora più importante è che lo si faccia subito: il tempo a disposizione è circa 12 anni (entro il 2030), trascorso il quale si prospettano drammatiche modifiche alla vita sulla Terra.

Cosa cambia passare dai 2°C accordati agli 1,5°C? Gli esperti dell'IPCC lo spiegano in termini molto lineari: ad esempio, ci si aspetta un aumento del livello dei mari non superiore ai 10 cm e non una totale scomparsa di ghiacci nell'Oceano Artico durante il periodo estivo. Anche le barriere coralline potrebbero avere una seconda chance di sopravvivenza, se il surriscaldamento globale si attestasse ad un +1,5°C. 

Una buona notizia, sforzandosi di vedere il bicchiere mezzo pieno, c'è: il programma che permetterebbe di raggiungere l'obiettivo non è molto diverso da quello che già molti paesi stanno attuando, servirebbe solo un'accelerazione nei tempi. Nello specifico, i modi per contenere il global warming sarebbero:

  • taglio delle emissioni di biossido di carbonio del 45% entro il 2030 e raggiungimento dello zero netto entro il 2050;
  • aumento del contributo energetico rinnovabile dell'85% entro il 2050;
  • aumento delle strategie di compensazione quali riforestazione, impiego delle bioenergie e stoccaggio di carbonio.

Il documento sottolinea come quest'ultime strategie non abbiamo dato buoni risultati come previsto, per questo il loro ruolo passa da centrale a marginale. 

“[...] stiamo già vedendo le conseguenze dell’aumento globale della temperatura di 1°C attraverso condizioni meteorologiche più estreme, l’innalzamento del livello del mare e la diminuzione del ghiaccio marino artico”, ha detto Panmao Zhai del Gruppo Intergovernativo. 

Il report dell'IPCC sarà tema centrale della conferenza sul clima Katowice COP 24 che si terrà in Polonia a dicembre 2018, ma speriamo che molto prima di questo incontro si inizi a fare qualcosa.

Non è più un argomento di interesse governativo quello dei cambiamenti climatici: ognuno di noi, sulla propria pelle, sta già sperimentando il cambiamento e ognuno di noi patirà sulla propria pelle quelli futuri. Per questo tutti sono chiamati a rimboccarsi le maniche e a fare qualsiasi cosa, anche la più banale, per dimostrare interesse per il Pianeta! 

 Qui il report completo “Global Warming of 1.5°C”.

Immagine: confronto delle temperature mondiali del quinquennio 2005-2009 con il trentennio 1951-1980. Il decennio 2000-2009 è stato il più caldo mai registrato sulla Terra, da quando sono in funzione sistemi di registrazione (da 130 anni).

immagine: pixabay.com
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