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Congelare e conservare gli organi potrebbe…
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Congelare e conservare gli organi potrebbe eliminare una volta per tutte le liste di attesa

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In questo momento ci sono migliaia di persone la cui vita è in bilico, nell'attesa di ricevere un organo vitale funzionante. La burocrazia e il meccanismo in generale che regolamenta la donazione e il trapianto di organi è molto lento, e si aggiunge al fatto che di per sé la donazione è un'operazione molto complessa. 

Di base deve accadere che nel momento esatto in cui si ha bisogno di un organo ce ne sia uno immediatamente disponibile, in quanto la maggior parte dei trapianti deve avvenire entro 24 ore dal momento della donazione, nelle quali è compreso il tempo di trasporto e di trapianto. 

immagine: pixabay.com

Tutti questi fattori considerati insieme danno una spiegazione del motivo per cui le liste di attesa sono lunghissime, spesso ben oltre la propria aspettativa di vita. Gli scienziati, però, stanno lavorando su diversi fronti per sbloccare questo processo e riaccendere la speranza in migliaia di persone. 

Già da qualche tempo gli scienziati hanno pensato a congelare gli organi, in modo da renderli disponibili anche ben oltre il tempo limite accettato in condizioni di temperatura ambiente. Notizia recente è che un gruppo di criobiologi, medici, ingegneri e fisici ha finalmente individuato una procedura che rende possibile utilizzare gli organi dopo una fase di congelamento e scongelamento. 

immagine: NASA

Il congelamento e lo scongelamento non sono infatti processi così semplici: già da decenni gli studiosi ci lavorano senza successo. Si incontrano principalmente due tipi di problemi.

Il primo lo si trova nella fase di congelamento: quando si abbassa la temperatura a -120°C - alla quale l'attività molecolare rallenta al punto che organi possono essere conservati in eterno - l'acqua contenuta nei tessuti si espande man mano che va incontro al congelamento. L'aumento di volume potrebbe così danneggiare i vasi sanguigni e compromettere la funzionalità dell'organo stesso. 

Il secondo ostacolo, invece, lo si incontra durante lo scongelamento: in analogia con un cubetto di ghiaccio immerso in acqua tiepida, gli organi tendono a fratturarsi molto facilmente, essendo sensibili ai cambiamenti di temperatura. 

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Gli scienziati, nel corso degli anni, hanno cercato di migliorare la procedura: hanno ad esempio sostituito l'acqua presente nei tessuti con un composto organico in modo da non danneggiare l'organo, ma i diversi composti organici provati si sono poi rivelati tossici.

Sono stati gli scienziati dell'azienda bioingegneristica Arigos Biomedical a considerare per la prima volta il gas elio come sostituto dell'acqua e dei composti organici. Utilizzando l'elio, i medici sono riusciti a raffreddare l'organo in maniera più omogenea ed a conferire un'ammortizzazione al sistema vascolare, in modo che qualsiasi stress accumulato durante il congelamento non causi rotture. 

I risvolti di questa scoperta sono facilmente deducibili: una banca universale di organi che potrebbe accorciare o eliminare del tutto le liste di attesa. Le persone potrebbero accedere agli organi quando ne hanno bisogno, non quando c'è un donatore disponibile. 

Inoltre, aspetto per nulla secondario, verrebbero in questo modo diminuiti i casi di rigetto: la raccolta e l'incrocio dei dati del donatore e del richiedente potrebbe suggerire l'organo che dà meno probabilità di incompatibilità.

La Arigos conta di effettuare il primo trapianto completo su maiali entro il 2019, in modo da ottenere l'approvazione dalla FDA americana nel 2020. Da quel momento ci vorranno dai 5 ai 7 anni affinché la pratica entri nelle sale chirurgiche di tutto il mondo.

Non tutti sono fiduciosi nella scoperta degli esperti della Arigos: molti altri sostengono che quando sarà possibile usufruire della loro tecnica, altre strategie di trapianto saranno disponibili, prima tra tutte la stampa 3D degli organi che elimina in maniera definitiva la necessità di un donatore.

Non sappiamo quale strategia si rivelerà la più efficace e sicura: ma speriamo solo che la scienza fornisca presto un modo per tagliare le liste di attesa, che in qualche modo stabiliscono una graduatoria per un diritto che ci è concesso fin dalla nascita, quello alla vita. 

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