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Una tazza proveniente da Auschwitz ha…
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Una tazza proveniente da Auschwitz ha custodito per 70 anni un anello e una collana nascosti nel doppio fondo

24 Luglio 2018 • di Alberto Ragazzini
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Il 27 gennaio del 1945 i soldati sovietici entrano nel campo di concentramento di Auschwitz, di lì a pochi mesi il terzo Reich si arrenderà. Solo un anno dopo, per iniziativa del governo polacco, viene fondato il Museo di Auschwitz-Birkenau che diventa in breve uno dei simboli del'Olocausto, luogo fisico della memoria. In oltre settanta anni di attività, il Museo ha accolto migliaia di visitatori, mostrando reperti materiali della vita nel campo di concentramento. 

Ma uno di questi nascondeva un segreto.

immagine: Auschwitz Museum

Mentre preparavano i materiali di una mostra, i curatori hanno notato qualcosa di strano in una tazza appartenuta a un detenuto. Esaminandola con l'aiuto di scienziati e ricercatori hanno scoperto che questo oggetto di uso quotidiano, vecchio di oltre 70 anni, aveva un doppio fondo.

E lì sotto vi erano nascosti un anello e una collana. Può sembrare un particolare irrilevante o incomprensibile se non si conosce la storia. Bisogna sapere che, quando i nazisti facevano i rastrellamenti, esortavano gli ebrei a portare con loro dei piccoli bagagli, dicendo loro che si trattava solo di un trasferimento e che avrebbero iniziato una nuova vita in un'altra città. Non li informavano di certo della soluzione finale.

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Permettendo questi piccoli bagagli, i gerarchi erano sicuri che i prigionieri si sarebbero portati gli averi più preziosi, dei quali poi sarebbero stati derubati. Ma qualcuno era più sospettoso di altri e non si metteva i gioielli in tasca. Il proprietario di questa tazza ha pensato bene di nascondere un anello e una collana nel doppiofondo di una comune tazza da latte. Probabilmente aveva intenzione di utilizzarli per una fuga o come base di partenza per una nuova vita fuori dal campo di concentramento.

Non sappiamo che fine abbia fatto questo prigioniero. Il fatto che la tazza sia rimasta lì, con quello che nascondeva, non ci fa ben sperare. A noi quest'oggetto racconta un pezzo di Storia, una prova ulteriore tanto della crudeltà del regime nazionalsocialista, quanto della forza e della speranza di chi da esso fu perseguitato.

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