La storia di Alfred Nakache, l'invincibile "Nuotatore di Auschwitz" - Curioctopus.guru
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La storia di Alfred Nakache, l'invincibile "Nuotatore di Auschwitz"

01 Giugno 2018 • di Marco Renzi
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Quando venne arrestato, nel Dicembre del 1943, Alfred Nakache era già un campione di nuoto affermato. Solo un anno prima aveva raggiunto l'apice della sua carriera, vincendo ben cinque titoli ai campionati francesi di nuoto.

Aveva solo 28 anni ma già una moglie e una figlia, Paulie e Annie e l'avvento del nazismo sconvolse la vita della sua famiglia insieme a quella di tutti i cittadini francesi di origini ebraica.

Alfred era nato nel 1915 a Costantina, in Algeria, ultimo di undici fratelli. I genitori lo iscrissero a nuoto per combattere la sua idrofobia e, nel 1933, a soli 18 anni, l'aveva superata così bene che si trasferì in Francia col sogno di diventare nuotatore.

Negli anni seguenti, i successi presero a arrivare e l'inizio degli anni quaranta sono costellati di trionfi. Ma con l'aggravarsi della situazione politica è costretto a abbandonare Parigi per trasferirsi a Tolosa. Lo sport non è al riparo dal nazismo e Jacques Cartonnet, un ex nuotatore, idolo giovanile di Alfred e a quel tempo collaborazionista dei nazisti, dichiarerà in proposito:

"Un nuotatore ebreo non può rappresentare la Francia"

Il trasfrimento a Tolosa non riuscirà a evitare a lui e alla sua famiglia l'arresto e la conseguente deportazione ad Auschwitz. Nel gennaio del 1944, appena giunti al campo di concentramento, verrà separato da moglie e figlia e non le rivedrà mai più.

Lì non è un prigioniero qualsiasi. I nazisti sanno chi è, e lo sfidano a tuffarsi e a nuotare in una vasca d'acqua destinata destinata alla sicurezza anti-incendio e svolgere compiti ridicoli come recuperare sassi sul fondale. D'estate e d'inverno, Alfred risponderà alle provocazioni chiedendo più tuffi.

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A Auschwitz fa la conoscenza di Primo Levi e di Victor Perez, pugile tunisino, un altro degli atleti vittime del regime. È in compagnia di quest'ultimo che Alfred, con i sovietici alle porte di Auschwitz, affronterà la "marcia della morte" verso Buchenwald le camminate atroci con cui i nazisti trasferivano i prigionieri durante gli ultimi mesi del Reich.

 Partirono in 1.368 e arrivarono solo in 47. Nakache ce la fece, Perez no.

Quando nell'Aprile del 1945 gli alleati liberarono Buchenwald, Alfred pesava 40 kili, a fronte degli ottanta della sua vita precedente.

Una vita che però riesce a riprendersi. Tornato a Tolosa scopre che, credendolo morto, gli avevano intitolato la piscina cittadina e, grazie all'aiuto dell'amico Alex Jany, si rimette in forma e torna a gareggiare, ottenendo il record mondiale nella staffetta 3X100 nell'Agosto del 1946.

 

 

Per lungo tempo, si recò alla stazione di Tolosa chiedendo informazioni su sua moglie e sua figlia. Solo nel 1950 si rassegnò alla loro scomparsa e si risposò. Prese a insegnare nuoto a Réunion, isola francese nell'oceano indiano.

Morì nel 1983, colto da un'infarto mentre faceva il suo chilometro quotidiano a nuoto.

Oggi diverse piscine in Francia sono dedicate al campione di Auschwitz, tra cui una a Parigi e una a Tolosa.

Tags: SportStoria
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