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Evirati al posto delle voci bianche:…
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Evirati al posto delle voci bianche: ecco la macabra pratica che durò oltre 200 anni

27 Novembre 2016 • di Giulia Bertoni
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Tutti sappiamo che oggi in ambito liturgico si ricorre spesso ai cori delle cosiddette voci bianche per l'esecuzione di brani di musica sacra. Tuttavia nel corso del Seicento in Europa, ma specialmente in Italia, si diffuse l'abitudine di ricorrere a cori di cantanti adulti... castrati. Poter impedire che la voce di un uomo cambiasse totalmente timbro dopo la pubertà ricorrendo alla pratica dell'evirazione, infatti, permetteva di sfruttare il talento canoro di una persona per più tempo. Ecco come si sviluppò questa pratica e fino a quando vi si ricorse.

Sebbene nella storia della musica ci siano attestazioni di cantanti eunuchi sin dall'anno 400 (è il caso dell'Impero bizantino), in Europa la pratica si diffuse intorno al 1500 e nel 1589 Papa Sisto V pubblicò una bolla con la quale ne permetteva l'utilizzo all'interno del coro di San Pietro.

La diffusione di questa pratica, oltre a tornare utile negli ambienti religiosi che non ammettevano la presenza delle donne, ebbe particolare successo poiché si sviluppò insieme a quello dell'Opera lirica.

È bene tuttavia ricordare che le condizioni igienico-sanitarie di cui si disponeva all'epoca non permettevano di svolgere l'operazione in totale sicurezza; al contrario il rischio di incappare in pericolose infezioni era molto alto. Inoltre non tutti i ragazzi che venivano sottoposti a essa riuscivano poi ad avere successo: quelli che non riuscivano a perseguire una carriera in ambito musicale rischiavano di essere relegati allo svolgimento di mansioni molto umili.

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La castrazione avveniva prima della maturità sessuale di un cantante impedendone la muta vocale e mantenendone le possibilità dell'estensione vocale.

Nel 1700, secolo in cui l'interesse verso questo tipo di canto e di cantanti ebbe maggiore successo, si stima che venivano sottoposti a questa (pericolosa) pratica circa 4000 ragazzi ogni anno.
Il definitivo divieto di ricorrervi può essere individuato nel documento fatto pubblicare da Papa Pio X nel 1903 nel quale si chiariva che "se si vogliono adoperare le voci acute dei soprani e contralti, queste dovranno essere sostenute dai fanciulli, secondo l'uso antichissimo della Chiesa". L'ultimo cantante evirato a lavorare per la chiesa nel coro della Cappella Sistina fu Alessandro Moreschi (foto).

Tags: CuriosiCanto
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