Aprono una grotta rimasta sigillata per 5 milioni di anni: al suo interno sorprese "preistoriche" - Curioctopus.guru
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Aprono una grotta rimasta sigillata…
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Aprono una grotta rimasta sigillata per 5 milioni di anni: al suo interno sorprese "preistoriche"

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Nella grotta di Movile (Dobrugia settentrionale, Romania), il tempo si è fermato. Nel 1986 degli operai che lavoravano alla ricerca del terreno adatto alla costruzione di una centrale elettrica si sono imbattuti nell'ingresso di una misteriosa grotta. Lo scienziato Cristian Lascu fu il primo a tentare la pericolosa discesa ma le scoperte che fece all'interno di essa valsero lo sforzo.

In un territorio che non presentava particolari elementi naturali, questa grotta fu l'eccezione: l'ecosistema presente al suo interno ha caratteristiche paragonabili a quelle presenti sulla Terra quasi sei milioni di anni fa...

via: bbc.com

La natura calcarea e argillosa del terreno aveva sigillato l'ingresso della grotta rendendo possibile l'isolamento dell'ecosistema interno per un periodo di tempo davvero lungo.

Dal 1986 a oggi l'esplorazione della grotta è stata consentita a pochissime persone: per accedervi bisogna calarsi con una corda per 20 metri e poi percorrere lunghi tunnel calcarei dove l'oscurità è totale.

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Alla fine di questi cunicoli si apre una caverna con un lago: nonostante la totale oscurità e gli alti livelli di gas velenosi, qui vivono specie animali uniche.

Senza l'attrezzatura adatta in poche ore s'incorrerebbe in un'insufficienza renale fatale. Lascu (a sinistra nella foto) è però riuscito a raccogliere campioni di materia sufficienti ad approfondire gli studi.

immagine: Thierry Berrod, Mona Lisa Production/SPL

Nonostante il mix di gas sia in contrasto con le forme di vita a cui siamo abituati oggi, la grotta di Movile è piuttosto popolata: finora sono state identificate 48 specie, di cui 33 prima sconosciute.

immagine: Thierry Berrod, Mona Lisa Production/SPL

Foto: una coppia di scorpioni d'acqua

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Fra questi animali ci sono specie uniche di ragni, scorpioni, crostacei e, naturalmente, un esercito di batteri autotrofi...

immagine: Thierry Berrod, Mona Lisa Production/SPL

Proprio la presenza di questi ultimi è ciò su cui si stanno concentrando gli studiosi. La loro capacità di effettuare la chemiosintesi, ovvero di trasformare il carbonio inorganico (come l'anidride carbonica) in composti organici utilizzando l'energia che deriva dall'ossidazione di materiali inorganici (es. idrogeno) invece che dalla luce solare (cosa che avviene nella più famosa fotosintesi), potrebbe essere di aiuto per ripulire l'atmosfera e, concedeteci l'espressione altisonante, salvare il pianeta.

Tags: ScienzaNatura
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